GEOSTORM



Progetto dalla genesi estremamente sofferta, Geostorm si pone sulla scia dei blockbuster catastrofici del passato recente, non a caso è l'opera prima alla regia di Dean Devlin, produttore e sceneggiatore di alcuni titoli chiave del filone come i due Independence Day e il Godzilla di Roland Emmerich. La distribuzione del film era inizialmente prevista per l'ottobre 2016 ma i primi test screening hanno dato una scarsa risposta da parte del pubblico e si è dunque deciso di rimettere mano al progetto. È così entrato nella produzione Jerry Bruckheimer, che ha portato con sé il fidato regista Danny Cannon per girare le nuove scene. Da quel che è emerso non si tratta di piccoli ritocchi, tanto che è stato aggiunto il personaggio di una scienziata, si è rimesso mano a colonna sonora e computer graphic e addirittura un'attrice, la Katheryn Winnick di Vikings che interpretava la ex moglie del protagonista, è stata sostituita. L'uscita americana del film infatti è stata rinviata prima a gennaio e infine a ottobre 2017, insomma una produzione catastrofica per un film catastrofico. Geostorm è ambientato in un futuro relativamente prossimo, dove la Terra è circondata da satelliti deputati a controllarne il clima. Le cose però prendono una brutta piega quando uno di questi sembra guastarsi e inizia a scatenare inauditi disastri climatici. Nel bel mezzo della catastrofe sembra si dipani anche un complotto per eliminare il presidente degli Stati Uniti. Il protagonista è Jake, tecnico di questi satelliti, che dovrà intervenire manualmente, infatti il film è stato in parte girato alla NASA e prevede anche una missione spaziale. Geostorm vanta un cast notevole e del tutto internazionale, come del resto l'apocalisse messa in scena, capitanato dallo scozzese Gerard Butler che, dopo Attacco al potere, di salvare i presidenti se ne intende. Al suo fianco abbiamo l'australiana Abbie Cornish, l'egiziano Amr Waked, l'inglese Jim Sturgess, la rumena Alexander Maria Lara, il cubano Andy García, gli americani Ed Harris e Daniel Wu, quest'ultimo però star del cinema hongkonghese e solo recentemente, grazie alla serie Into the Badlands, noto al pubblico Usa. Il disaster movie, cui Geostorm fieramente appartiene, ha una storia di successo inizialmente negli anni '70, da Airport, L'inferno di cristallo e Terremoto (che ispirò numerosi Tv movie catastrofici) fino all'incirca a Meteor del 1979, che già segnava lo scemato interesse del pubblico. Con l'avvento della CGI si possono però mettere in scena distruzioni fino a qui impensabili e dall'iconica esplosione della Casa Bianca in Independence Day sarà un tripudio di devastazione, sia per causa naturali sia fantascientifiche, senza dimenticare le catastrofi che punteggiano molti film di supereroi. Tornano anche incidenti storici e specifici, come il clamoroso Titanic di James Cameron, ma è soprattutto la possibilità di inscenare eventi apocalittici a scatenare i registi e sono proprio le meteore a rivitalizzare il filone con Deep Impact e Armageddon. Emmerich poi si specializza e dopo Independence Day continua a seminare distruzioni con Godzilla, il glaciale The Day After Tomorrow e la fine del mondo in 2012, cui segue il nuovo Independence Day a chiudere il cerchio. Tornano i vulcani con Dante's Peak e Vulcano - Los Angeles 1997, ma in fatto di eventi sismici si va molto oltre in The Core nel 2003, con una spedizione al centro della Terra e la distruzione di vari monumenti, non ultima la basilica di San Pietro. Anche i buffi alieni di Mars Attack se la prendono con le meraviglie della cultura terrestre, così come in G.I. Joe viene fusa la Tour Eiffel. Impossibile non ricollegare queste distruzioni alla tragedia dell'11 settembre e a come si incide nell'immaginario dell'intera umanità, tanto da dover essere esorcizzata a base di devastazioni sempre più fantastiche ed eccessive. I militarizzati Transformers di Michael Bay, dopo lo scontro alle piramidi del secondo capitolo, usano l'intera città di Chicago come campo di battaglia nel terzo film della serie, e gli alieni di Bondarchuck nel sovietico Attraction, abbattuti dalla scriteriata aviazione russa, precipitano su Mosca radendo al suolo interi quartieri. Spielberg si scatena con La Guerra dei Mondi mentre il ritorno di Godzilla di Gareth Edwards mette in scena un mostro più titanico e inarrestabile che mai, dove è San Francisco a fare le spese della sua caccia. I supereroi hanno infine la missione di proteggerci, ma sono minacciati da immani catastrofi, dal portale alieno che si apre su New York in Avengers, alla città stato di Sokovia che viene sollevata per essere poi schiantata al suolo in Avengers: Age of Ultron, senza dimenticare l'insistita devastazione di Metropolis, quasi grattacielo per grattacielo, in Man of Steel. Una rievocazione a tratti letterale dell'11 settembre, che viene ribattezzata destruction porn.
Regia di Dean Devlin. Un film con Gerard ButlerJim SturgessAbbie CornishAndy GarciaEd HarrisAlexandra Maria Lara.Cast completo Titolo originale: Geostorm. Genere Azione - USA2017durata 109 minuti. Uscita cinema mercoledì 1novembre 2017 distribuito da Warner Bros Italia.
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MY NAME IS ADIL



Adil è un bambino marocchino che vive in campagna. Il padre è venuto in Italia per cercare lavoro ed è il denaro che manda a casa a consentire a moglie e figli di andare avanti. Adil è però stato requisito dallo zio come guardiano delle pecore e l'uomo non gli riserva certo un trattamento di favore ma lo tratta quasi come uno schiavo. Finché un giorno Adil a 13 anni decide di raggiungere il genitore in Italia. La sua vita cambierà ma il senso di separazione dalle proprie radici si farà sentire. Ci sono film dalla struttura semplice e lineare che sanno offrire allo spettatore più occasioni di riflessione di altri che nella complessità della struttura credono di trovare il loro fondamento. In questo caso siamo di fronte a una vicenda che ci viene subito dichiarata come realmente accaduta e a un protagonista da tempo integrato nella nostra società che ricorda la propria infanzia. Tanto sono affascinanti gli spazi in cui il piccolo Adil agisce quanto non lo è la vita che è costretto a condurre. Vittima di uno zio violento (la memoria va a Padre padrone dei Taviani) che lo costringe anche a lottare con i coetanei mettendo in palio del tonno in scatola, il bambino può trovare nella madre conforto ma scarsa protezione mentre il nonno lamenta l'assenza del figlio che è andato in Italia abbandonando i campi. Però il denaro che invia è utile e c'è chi in famiglia (sempre lo zio) ne vorrebbe sempre di più. Mentre si assiste alla vita di Adil non possono non venire alla mente storie analoghe che il cinema, la letteratura e, innanzitutto, la Storia ci hanno raccontato a proposito di quando erano i nostri padri a migrare e non solo dal Sud ma anche da quel Nordest oggi in parte così chiuso a qualsiasi inserimento. Bene ha fatto Edgar Reitz quando è tornato a girare un nuovo capitolo della sua Heimat realizzando quello che potremmo definire un prequel delle vicende della famiglia Simon. Lì si ricordava ai tedeschi di memoria corta che nell'800 anche dalla nazione oggi trainante e dominante nell'economia europea partivano migranti alla volta del Brasile in cerca di quello che in patria non potevano avere: un minimo di sicurezza economica. In My name is Adil ci viene offerta l'opportunità di provare, almeno idealmente, a camminare con le scarpe altrui, a cercare cioè di comprendere non solo la povertà e i sogni ma anche il dolore del distacco e il sentirsi non più nordafricani ma neanche del tutto italiani. Non siamo però dinanzi a un pamphlet ideologico ma a una persona con i suoi dubbi, le sue scoperte (il mare) e le sue realizzazioni. Se più spesso ci sforzassimo di guardare agli altri senza le lenti del pregiudizio generalizzante ci accorgeremmo che ognuno ha un suo vissuto e capiremmo che 'loro' non sono tutti come lo zio (che il film ci fa detestare e che non vorremmo incontrare sul nostro cammino). Ci sono gli 'zii' e ci sono gli Adil e non possono essere trattati allo stesso modo.
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L'UOMO DI NEVE




Quarta indagine del detective Harry Hole, L'uomo di neve, nato dalla penna di Jo Nesbø nel 2007, segna la prima apparizione cinematografica del poliziotto di Oslo e gli attribuisce le fattezze di Michael Fassbender, irlandese di origine tedesca. Hole dovrà andare a caccia di un assassino seriale, che colpisce le donne sposate con un figlio, e lascia la sua firma sotto forma di un inquietante pupazzo di neve.
Il romanzo, pur trovandosi al centro di una serie di libri, è perfettamente autonomo e lo stesso varrà, a maggior ragione, per il film. Tra gli elementi di interesse del progetto, oltre alla garanzia di stile e serietà offerta dal nome del regista, c'è l'ambientazione norvegese, che con ogni probabilità potremo a tutti gli effetti contare come un personaggio del film, l'esperienza degli sceneggiatori, Hossein Amini e Matthew Michael Carnahan, e, non ultima, la bellezza di Rebecca Ferguson e la presenza di attori quali J.K. Simmons, Val Kilmer e Charlotte Gainsbourg nei panni di Rakel, la ex dalla quale Harry non riesce a prendere realmente le distanze. 

Tomas Alfredson, cui Martin Scorsese ha ceduto la regia del film, mantenendo per sé il ruolo di produttore esecutivo, sembra l'uomo giusto al posto giusto e non solo, banalmente, perché ha già dimostrato di saperci fare con la neve, nell'ottimo "Let the right one in". Ci sono almeno altre due ragioni tali da indurci a sperare che Alfredson possa aver trovato nel romanzo di Jo Nesbø una materia più che consona al proprio modo di fare cinema.
Innanzitutto, la galleria di "aringhe rosse" (red herrings) con cui Hole avrà a che fare durante l'indagine, ovvero di possibili sospetti destinati a rivelarsi false piste, distrazioni lungo l'intricato percorso verso la soluzione del caso. "La talpa" ci ha dimostrato che, se c'è qualcuno che può tratteggiare questa galleria con astuta eleganza, evitando la trappola della superficialità, scolpendo a partire dalla carta una serie di ritratti a tutto tondo, quel qualcuno è proprio Alfredson. 

L'altra ragione sta nell'uso del linguaggio. Nesbø e Alfredson condividono, ognuno nel proprio settore, una sensibilità particolare per il dettaglio, un saperlo renderlo significativo o, al contrario, utilizzarlo per intorbidire le acque, creare false aspettative, farne uno strumento, tra gli altri, per tenere alta la tensione. 

Tutto questo, insieme ad un originale countdown - il detective Fassbender deve agire prima della prossima nevicata, se vuole evitare un'altra vittima- contribuisce senza dubbio a mantenere calda l'attesa per il gelido thriller di Alfredson.


Regia di Tomas Alfredson. Un film con Michael FassbenderRebecca FergusonCharlotte GainsbourgVal KilmerJ.K. SimmonsCast completo Titolo originale: The Snowman. Genere Drammatico - Gran Bretagna2017durata 125 minuti.Uscita cinema giovedì 12 ottobre 2017 distribuito da Universal Pictures.
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FERRARI 312B



Una storia di uomini e motori, ma soprattutto una storia di passioni. La passione che spinge un ex-pilota di F1, l'italiano Paolo Barilla, a voler riportare in pista, a 46 anni di distanza dal suo debutto, la Ferrari 312B, per farla gareggiare ancora una volta sul circuito di Montecarlo nella competizione riservata ogni due anni alle auto storiche. Per fare questo Barilla affida l'auto all'uomo che nel 1970 l'aveva concepita, l'ingegnere Mauro Forghieri e a un appassionato team di meccanici. La macchina viene completamente restaurata, pezzo per pezzo, e preparata per il grande ritorno.
Il film è un viaggio nello spirito indomita della F1, nei suoi giorni e nelle sue notti insonni alla ricerca di una miglioria, di un risultato, di un passo avanti: ne ripercorre l'età d'oro attraverso le testimonianze di piloti capaci di imprese memorabili.
Niki Lauda, Jacky Ickx, Jackie Stewart, Gerhard Berger, Damon Hill sono le voci principali e al tempo stesso i testimoni di un'intera epoca in cui la sfida cavalleresca, la competizione, l'aggressività e l'ambizione erano risultato di una passione che non conosceva tregua. La stessa passione che nel film mettono in campo l'ingegner Forghieri e il suo team di meccanici per riportare in pista e preparare al meglio la FERRARI 312B, finendo per essere, alla pari dei piloti più titolati, i rappresentanti più degni della visione delle corse e della vita che aveva lui, il Drake, Enzo Ferrari.
Regia di Andrea Marini. Un film Genere Documentario - Italia, 2017, durata 81 minuti. Uscita cinema lunedì 9 ottobre 2017distribuito da Nexo Digital.
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AMMORE E MALAVITA



Don Vincenzo Strozzalone, 're del pesce' e boss camorrista, scampa a un attentato e decide di cambiare vita. Stressato e braccato da criminali e polizia, si finge morto per ricominciare altrove con donna Maria, la consorte cinéphile che trova la risoluzione a tutto nelle trame dei film. Ma il suo segreto, condiviso dalla moglie e dai fedeli Ciro e Rosario, ha il fiato corto. Fatima, una giovane infermiera, ha visto quello che non doveva vedere. L'ordine adesso è di eliminarla. Ciro è il primo a trovarla, risparmiandole la vita. Perché Fatima è il suo primo grande amore. Un amore perduto ma mai dimenticato. Messa in salvo la fanciulla, Ciro deve rispondere della sua insubordinazione. Davanti a Napoli, a don Vincenzo e alla sua malafemmina.
Da Scampia a Posillipo, passando per il rione Sanità e il porto di Pozzuoli, Napoli nel film dei Manetti agisce come un'amante: stordisce e innamora.
E gli amanti sono il cuore e la voce di Ammore e malavita, dove la parola canta e le canzoni recitano, celebrando Napoli, il suo splendore e le sue miserie, la sua umanità irriducibile e barocca. Allacciati dalle manette di un sentimento ostacolato, Serena Rossi e Giampaolo Morelli sono i due volti di una stessa medaglia. Lei infila la maschera della commedia, lui quella della tragedia. Come se Serena Rossi avesse preso il sole e Giampaolo Morelli l'ombra. Alla sua Fatima le parole liriche e sonore, a Ciro il silenzio musicale e attonito. A lei la rotondità, la plasticità e la napoletanità debordante, a lui una fitta tranchant, nera, melanconica, recondita. Perché a Napoli è sempre una questione di doppio, di specchio. Di amanti (Fatima e Ciro) o 'fratelli' (Rosario e Ciro) contrari e inseparabili. 

Teatro en plein air, Napoli è per la seconda volta protagonista del cinema degli autori romani (Song'e Napule), concentrato sulla lingua, il gesto, la tradizione popolare, il sottogenere, la performance e rielaborato in qualcosa che avvicina il concetto di opera d'arte totale. Un'esperienza pre-estetica dell'espressione artistica in cui ogni manifestazione umana è fusa insieme. Musica, danza, pittura, scultura, narrazione, teatro, cinema, recitazione si fondono in maniera indistinta e primordiale nella sceneggiata sentimentaledei Manetti, liberando a pieno campo la creatività da ogni forma di costrizione dei singoli mezzi espressivi.
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