AMITYVILLE: IL RISVEGLIO




La partenza è stata data da un fatto di cronaca del 1974. Lo sterminio di un'intera famiglia da parte di uno dei suoi componenti, avvenuto in una casa di una cittadina americana del Nord-Est, Amityville. Un fatto di cronaca efferato, ma non diverso da altri. Seguito però dalla fuga precipitosa di un'altra famiglia dalla stessa casa teatro dei delitti dopo aver ipotizzato l'esistenza di presenze soprannaturali malevoli. Tanto è bastato perché venisse scritto, nel 1977, un bestseller dal quale poi, nel 1979, è stato tratto un film di notevole successo, Amityville Horror diretto da Stuart Rosenberg, firma di tutto rilievo. Ancora in piena ondata demoniaca dopo gli straordinari successi de L'esorcista e Il presagio, il film toccò alla perfezione un nervo scoperto coniugando il filone esorcistico con quello delle case infestate. Il fatto poi di richiamarsi a vicende realmente avvenute (non certo nei termini raccontati dal film, ma al pubblico non è importato) aggiungeva un brivido particolare. C'è da dire, però, che il film, per quanto diretto da un ottimo regista (autore, per citarne solo uno, di un classico come Nick mano fredda con Paul Newman), cade un po' piatto. Rosenberg ricerca il realismo ed evita il sensazionalismo, con il risultato però di essere prevedibile e carente nella creazione della suspense. La casa di Amityville, però, entra di prepotenza nell'immaginario dell'horror, pur essendo assai reale e concreta. Il successo del film dà vita a una serie di cui il primo seguito è quel piccolo (e imperfetto) gioiello di perversione che è Amityville Possession, prodotto da Dino De Laurentiis e diretto da un Damiano Damiani in buona forma, che fa proprio l'opposto di Rosenberg e va a rimestare nel torbido per trarne elementi demoniaci di notevole inquietudine: la scena rimasta famosa è quella della seduzione incestuosa del fratello posseduto nei confronti dell'innocente sorella interpretata da un'ottima Diane Franklin. Sottile, morbosa, pienamente malvagia: una scena che più delle tante vomitate verdi che abbiamo visto nel cinema demoniaco nel corso degli anni dà davvero il senso del Male. La serie non si ferma e prosegue con Amityville 3-D diretto da un altro grande del cinema, Richard Fleischer (2022: i sopravvissuti). Appoggiandosi a un cast di buona qualità con l'alleniano Tony Roberts e una giovanissima Meg Ryan, Fleischer cerca toni dimessi e quotidiani, ma non riesce a infondere vitalità a una trama che si avvolge su se stessa e sulla sua lineare prevedibilità. Più il tempo passa e più la serie precipita nella noia e nel già visto, come nel quarto e dimenticabilissimo episodio, Amityville Horror - La fuga del diavolo di Sandor Stern, girato per la televisione. Un po' meglio vanno le cose con Amityville V - Dollhouse di Steve White, un direct-to-video senza pretese, ma di buon intrattenimento che cerca se non altro di rimescolare un po' le carte narrative. C'è anche un altro film a latere, Amityville - Il ritorno di Tom Berry, che di Amityville sfrutta più o meno soltanto il nome, ma ha il pregio di raccontare, in modo a tratti convincente, una storia diversa. Altri titoli non mancano - anche inediti in Italia - come Amityville: A New Generation e i recenti The Amityville Haunting e The Amityville Asylum, ma la serie scivola progressivamente verso la marginalità, anche se i titoli si moltiplicano con accelerazioni improvvise.


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