MISS SLOANE - GIOCHI DI POTERE




Stati Uniti. Elizabeth Sloane lavora, ottenendo ottimi risultati, per un'agenzia lobbistica legata all'area conservatrice. Decide però di andarsene quando si cerca di farla aderire a una campagna di supporto alle aziende che producono armi. Si vuole infatti contrastare una proposta di legge, che ne avvii la regolamentazione dell'uso, promuovendo una campagna che solleciti le donne ad armarsi per difendere i propri cari. Sloane porta con sé la sua squadra (con qualche importante eccezione) con l'intento di agire sul fronte opposto. Il termine 'lobbista' si fa risalire al presidente americano Ulysses S. Grant il quale veniva sollecitato da pressanti richieste di favori mentre cercava di riposarsi nella lobby del Willard Hotel a Washington. Oggi i lobbisti non si muovono più in ordine sparso ma fanno parte di vere e proprie strutture perfettamente organizzate. Facciamo conoscenza con il concentrato di tutte le loro caratteristiche nel momento in cui Elizabeth Sloane deve prepararsi per subire un interrogatorio da parte dei rappresentanti del Congresso degli Usa in ordine alla sua attività corruttiva. Le istruzioni che riceve dal suo avvocato hanno un denominatore comune: non rispondere ad alcuna domanda appellandosi al Quinto Emendamento. Che Jessica Chastain fosse un'attrice capace con uguale efficacia di dare corpo alla Grazia (The Tree of Life) così come all'Eros più contorto (Wilde Salomé) lo sapeva chiunque si appassioni al cinema. Ma l'attrice è comunque capace di sorprendere ancora e lo fa in questo ruolo in cui le viene chiesto di incarnare una macchina umana finalizzata al successo, e pertanto capace di passare come un rullo compressore non solo sulle personalità altrui ma anche sulla propria. Miss Sloane è una donna che ha smesso di essere tale anche nella dimensione più intima e personale, che non ha dimenticato il sesso ma che lo ha separato brutalmente da qualsiasi possibile forma di sentimento. È interessante che Madden ne faccia una protagonista per una buona causa stando bene attento a non 'convertirla' a una diversa modalità di approccio nei confronti di chi la circonda. Positivo o negativo che sia il fine da raggiungere, la strategia e le tattiche impiegate non possono mutare più che tanto. Anche se, nel profondo, brilla ancora una fiammella di passione disancorata dall'utile da conseguire. Chastain, costretta da un abbigliamento formale da cui può liberarsi solo per del sesso senza amore, ci offre un ritratto amaro di un' "eroina" dei nostri tempi. Che non sono tempi che lascino ben sperare.



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UN PROFILO PER DUE




Pierre è vedovo e anziano. Si è praticamente chiuso in casa da tempo, ancorato al ricordo dell'amata moglie e con una figlia che lo va a trovare e si occupa di lui. La donna gli regala un computer che non usa più e gli manda Alex, l'attuale compagno della figlia, per insegnargli i primi rudimenti di informatica pratica. Pierre impara così a navigare in rete e conosce Flora, una donna giovane e bella, che attrae con il suo romanticismo. Quando arriva però il momento dell'incontro comprende che non può essere lui a presentarsi e chiede ad Alex di andarci al suo posto. Stéphane Robelin, alla sua terza prova nel lungometraggio, conferma l'impossibilità di costringere all'interno di un genere i suoi film. Questo non è certo un difetto (anche se crea qualche difficoltà nel posizionare le sue opere sul mercato). La fonte di ispirazione iniziale è chiara e dichiarata: Pierre con la sua Flora corrisponde alla versione on line di Cyrano con Rossana. Non ha un naso lungo ma lunghi sono gli anni che ha vissuto e che non sente come compatibili con la giovane età e la bellezza della donna che non conosce il suo aspetto (perché glielo ha tenuto celato). Il contesto è quindi definito ma gli si aggiunge un novello Cristiano nei panni di Akex, un aspirante sceneggiatore disoccupato che si lascia vivere e che deve confrontarsi a distanza con il ricordo dell'ex della ragazza con cui vive in casa della madre. È la malinconia a prevalere in più della metà del film: quella di un mondo in cui gli anziani si sentono messi (e si mettono) da parte e quella di solitudini da vivere anche in coppia. L'incontro virtuale ridà vita a Pierre mettendo in difficoltà un sempre più irrisolto Alex che ha un feeling con Flora la quale, a sua volta, non ha ancora finito di elaborare un lutto. Quando il gioco degli scambi si realizza nella realtà non più virtuale il film imbocca la strada della commedia (con qualche punta di farsa come nella scena dei mugolii fuori campo di Pierre) ma ormai il mood è definito. Ciò grazie anche all'impeccabile scelta degli attori su cui emerge un Pierre Richard che gioca con la sua vera età con grande nonchalance e puntuale adesione (anche fisica) alla psicologia del personaggio.


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AMITYVILLE: IL RISVEGLIO




La partenza è stata data da un fatto di cronaca del 1974. Lo sterminio di un'intera famiglia da parte di uno dei suoi componenti, avvenuto in una casa di una cittadina americana del Nord-Est, Amityville. Un fatto di cronaca efferato, ma non diverso da altri. Seguito però dalla fuga precipitosa di un'altra famiglia dalla stessa casa teatro dei delitti dopo aver ipotizzato l'esistenza di presenze soprannaturali malevoli. Tanto è bastato perché venisse scritto, nel 1977, un bestseller dal quale poi, nel 1979, è stato tratto un film di notevole successo, Amityville Horror diretto da Stuart Rosenberg, firma di tutto rilievo. Ancora in piena ondata demoniaca dopo gli straordinari successi de L'esorcista e Il presagio, il film toccò alla perfezione un nervo scoperto coniugando il filone esorcistico con quello delle case infestate. Il fatto poi di richiamarsi a vicende realmente avvenute (non certo nei termini raccontati dal film, ma al pubblico non è importato) aggiungeva un brivido particolare. C'è da dire, però, che il film, per quanto diretto da un ottimo regista (autore, per citarne solo uno, di un classico come Nick mano fredda con Paul Newman), cade un po' piatto. Rosenberg ricerca il realismo ed evita il sensazionalismo, con il risultato però di essere prevedibile e carente nella creazione della suspense. La casa di Amityville, però, entra di prepotenza nell'immaginario dell'horror, pur essendo assai reale e concreta. Il successo del film dà vita a una serie di cui il primo seguito è quel piccolo (e imperfetto) gioiello di perversione che è Amityville Possession, prodotto da Dino De Laurentiis e diretto da un Damiano Damiani in buona forma, che fa proprio l'opposto di Rosenberg e va a rimestare nel torbido per trarne elementi demoniaci di notevole inquietudine: la scena rimasta famosa è quella della seduzione incestuosa del fratello posseduto nei confronti dell'innocente sorella interpretata da un'ottima Diane Franklin. Sottile, morbosa, pienamente malvagia: una scena che più delle tante vomitate verdi che abbiamo visto nel cinema demoniaco nel corso degli anni dà davvero il senso del Male. La serie non si ferma e prosegue con Amityville 3-D diretto da un altro grande del cinema, Richard Fleischer (2022: i sopravvissuti). Appoggiandosi a un cast di buona qualità con l'alleniano Tony Roberts e una giovanissima Meg Ryan, Fleischer cerca toni dimessi e quotidiani, ma non riesce a infondere vitalità a una trama che si avvolge su se stessa e sulla sua lineare prevedibilità. Più il tempo passa e più la serie precipita nella noia e nel già visto, come nel quarto e dimenticabilissimo episodio, Amityville Horror - La fuga del diavolo di Sandor Stern, girato per la televisione. Un po' meglio vanno le cose con Amityville V - Dollhouse di Steve White, un direct-to-video senza pretese, ma di buon intrattenimento che cerca se non altro di rimescolare un po' le carte narrative. C'è anche un altro film a latere, Amityville - Il ritorno di Tom Berry, che di Amityville sfrutta più o meno soltanto il nome, ma ha il pregio di raccontare, in modo a tratti convincente, una storia diversa. Altri titoli non mancano - anche inediti in Italia - come Amityville: A New Generation e i recenti The Amityville Haunting e The Amityville Asylum, ma la serie scivola progressivamente verso la marginalità, anche se i titoli si moltiplicano con accelerazioni improvvise.


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ATOMICA BIONDA




1989. Lorraine Broughton, agente dell'MI6 britannico, con lividi ed ecchimosi evidenti, viene interrogata dal suo diretto superiore e da un rappresentante della CIA a proposito della sua recente missione in una Berlino ante caduta del Muro. Un agente sotto copertura era stato assassinato e gli era stata sottratta una lista contenente i nomi e i compiti di tutti gli agenti occidentali in azione. A Lorraine era stato affidato il compito di scoprire in quali mani era finita e di recuperarla prima che quanto in essa contenuto desse il via alla terza guerra mondiale. Dopo essere stata una guerriera futuribile nell'iperdinamico Mad Max: Fury Road Charlize Theron non poteva non misurarsi con un passato recente e con un genere che ha visto quasi di default trionfare i maschi, relegando le donne al ruolo di curvilinei gadget o, al massimo, a interessate seduttrici alla Mata Hari. L'occasione gliel'ha offerta una graphic novel del 2012 di Antony Johnston e Sam Hart dal titolo "The Coldest City". La città più fredda di tutte è ovviamente la Berlino ormai vicina al crollo del Muro e pertanto pullulante di agenti appartenenti alle Intelligence di svariati Paesi. Perché ovviamente? Perché la capitale tedesca ha una tale consapevolezza di questo specifico passato da aver inaugurato circa due anni fa un interessantissimo museo dedicato allo spionaggio con il claim "Berlino città delle spie". È in questa città livida ma simile ad un ordigno esplosivo il cui timer è già stato attivato che agisce Lorraine Broughton la cui missione ci viene narrata in flashback informandoci sin da subito, grazie a un corpo segnato dalla violenza, che non deve essere stata priva di ostacoli. David Leitch ha nella sua biografia una lunga attività di stuntman e, dinanzi alla graphic novel, deve aver pensato di poter trasformare il disegno in azione avendo a disposizione un'attrice capace di affrontare personalmente anche le scene più complesse ed oggettivamene pericolose. Ecco allora che lo 007 di Daniel Craig, che ha traghettato Bond in un universo in cui la brutalità degli scontri non è soggetta a censure, ha trovato una collega che gli sta alla pari ed è anch'essa perdipiù britannica. Lorraine Broughton non ha remore nell'uso delle armi e della forza fisica così come non ne ha nella dimensione sessuale. Questo però non significa che Leitch abbia costruito il film solo attorno a questi elementi.




Regia di David Leitch. Un film Da vedere 2017 con Charlize Theron, James McAvoy, Sofia Boutella, John Goodman, Toby Jones, Daniel Bernhardt. Cast completo Titolo originale: Atomic Blonde. Genere Azione - USA, 2017, durata 115 minuti. Uscita cinema giovedì 17 agosto 2017 distribuito da Universal Pictures.
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LA TORRE NERA




Jake è un ragazzo della New York di oggi tormentato da sinistri sogni, in cui vede un malvagio uomo in nero, un eroico pistolero e una torre nera sotto attacco. Gli incubi gli ispirano numerosi disegni, ma a dare loro concretezza è la coincidenza tra gli attacchi alla torre e i terremoti che si verificano a New York. Dopo un ennesimo problema di condotta a scuola, il padre adottivo cerca di mandare Jake in una clinica, che lui sa però essere una trappola. Così scappa seguendo gli indizi dei propri disegni, che lo spingeranno in un altro mondo e in una incredibile avventura. Dalla saga fiume di Stephen King una prosecuzione cinematografica minimale, che riduce la ricchezza e le sfumature del racconto originale a una manichea e risaputa rappresentazione della lotta tra il bene e il male. Ci sono il ragazzo predestinato, il guerriero mentore e il mago cattivo, qualche altro villain generico e l'immancabile figura della veggente che indica al ragazzo il suo destino. Ossia l'ABC di migliaia di storie fantasy per ragazzi, più asciutto che nei passaggi basilari di Propp sulle fiabe russe. Uno schematismo che non rende minimamente giustizia al complesso universo meta letterario creato da Stephen King nei suoi otto romanzi dedicati alla Torre Nera (ma collegati anche al resto della sua produzione). La colpa d'altra parte sembra essere dello stesso King oltre che degli Studios (la Sony è solo l'ultima ad aver tentato l'impresa), visto che vari e più blasonati autori, come J.J. Abrams e soprattutto Ron Howard, si sono cimentati con il progetto dovendo poi abbandonarlo per differenze creative. La torre nera non è infatti un adattamento dei romanzi bensì ne costituisce l'epilogo, la conclusione definitiva dopo che i libri si erano chiusi dipingendo un ciclo di eterno ritorno, in cui era stata però introdotta la promessa che il ciclo potesse essere spezzato. Anziché riprendere però il cammino di Roland verso la Torre e il vasto arazzo di mostri, alleati, avversari, salti dimensionali e temporali che caratterizzano la serie di King, questa prosecuzione tradisce anche la premessa letteraria: Roland non è più in cerca della Torre e vaga invece deluso e senza meta, solo desideroso di vendicarsi dell'uomo in nero, ossia Walter - che per altro senza nemmeno il suo più esotico cognome o'Dim, si ritrova davvero un nome ordinario. Non aiuta che Walter, intento a dare la caccia al giovane Jake, passi il tempo a bruciare persone, maltrattare i sottoposti e rivoltare bambine contro la mamma. Matthew McConaughey fa il possibile per renderne il viscido carisma, ma il personaggio è così presente da perdere mistero, anche perché le sue motivazioni sono le più scontate immaginabili: distruggere il multiverso, facendolo invadere dai demoni. Perché? Sarebbe troppo complicato spiegarlo, dunque non lo si spiega affatto, così che l'unica cosa sensata da dire sul villain viene taciuta e sostituita da prolungato sfoggio di meschinità, nemmeno abbastanza gigionesche da essere divertenti. Va meglio a Idris Elba nei panni del taciturno e stoico Roland, disilluso ma pur sempre nobilissimo ed estremamente cool nelle movenze. I fan e le fan comunque dovranno accontentarsi di vederlo in costume, visto che non si slaccia la camicia - quasi fosse un'attrice che non ha accettato di mostrare il seno - nemmeno per farsi medicare una ferita al petto, sfondando così nel ridicolo. Il giovane Tom Taylor nei panni di Jake, la cui vita newyorkese è sacrificata dallo stretto minutaggio, non fa invece che sgranare gli occhi, cercando di convincerci che dovremmo stupirci o spaventarci di fronte a effetti speciali ben poco impressionanti, creature demoniache generiche e avvolte nell'ombra e ambientazioni costruite piuttosto al risparmio (il budget è di 60 milioni di dollari). Il regista Nikolaj Arcel firma poi scene d'azione girate e montate in modo caotico, con una infinità di stacchi che massacrano la plasticità di ogni movimento senza restituirne neppure la concitazione. Per altro non c'è niente di più lontano dalla classicità aurea del western di un montaggio del genere e anche il duello finale è risolto dalla Computer Graphic, oltretutto nemmeno delle migliori. Lascia poi perplessi la morale dove il tema della vendetta non riceve alcuno sviluppo tragico e si svolge nel modo più piattamente meccanico e prevedibile. Questo è del resto il principale limite del film che, a parte per le due star, è in perenne sottrazione e segue una formula abusatissima, senza lasciar mai respirare i suoi squarci fantastici. Fa brutalmente il suo lavoro, nemmeno malissimo se ci si accontenta di qualcosa di così poco ispirato, ma La torre nera è tutt'altra cosa.


Regia di Nikolaj Arcel. Un film con Idris Elba, Katheryn Winnick, Matthew McConaughey, Claudia Kim, Jackie Earle Haley. Cast completo Titolo originale: The Dark Tower. Genere Fantasy - USA, 2017, durata 95 minuti. Uscita cinema giovedì 10 agosto 2017 distribuito da Warner Bros Italia.
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