ADORABILE NEMICA



Harriet Lauler è stata una donna importante in ambito pubblicitario ma ora vive da sola tenuta alla larga da tutti, ivi compresi l'ex marito e la figlia Elizabeth. Ciò è in gran parte dovuto al suo assoluto bisogno di controllo su qualsiasi attività e persona. L'età anziana la spinge a un'iniziativa inconsueta: intende conoscere il suo necrologio prima che sopravvenga la morte. Per far ciò assume d'imperio una giovane addetta alla stesura degli stessi sul giornale locale che lei stessa ha finanziato. Il loro rapporto non sarà semplice. La sceneggiatura di Stuart Ross Fink (al suo esordio) cerca il suo punto di forza nello sviluppo dell'idea iniziale: una persona che ha una così forte smania di controllo da voler conoscere in anticipo cosa si dirà di lei dopo il suo trapasso e che incarica qualcuno di sondare quanti la conoscono per apprendere quale immagine hanno e conserveranno di lei. Con prevedibili esiti negativi e con il conseguente bisogno di trovare una soluzione alternativa. Questo elemento però cederebbe ben presto al deja vu se al centro non ci fosse una inarrivabile Shirley MacLaine che nel corso della sua carriera non si è fatta mancare personaggi ostici, scostanti o comunque difficili da amare a prima vista. Basta pensare a Voglia di tenerezza (che le valse l'Oscar), a Fiori d'acciaio o a Cartoline dall'inferno per averne la prova. Harriet Lauler entra a buon diritto nella galleria di questo genere di personaggi. Con in più la maturità di un'attrice ultraottantenne che offre a questa donna dai giudizi taglienti tutte le sfumature di chi ha vissuto una vita alla "My Way" pagandone anche il prezzo in termini di solitudine. Se anche nel film non ci fosse altro (che però c'è) basterebbero i minuti iniziali in cui i silenzi prevalgono sulle parole per inserirlo nell'antologia delle performance attoriali da ricordare. Ogni ruga, ogni sguardo, ogni gesto assumono significato. Poco importano allora le situazioni prevedibili o la dinamica vecchia/giovane un po' deja vu (anche se Amanda Seyfried, non dimenticata Cosette di Les Misérables, regge la prova) perché se poi ci si trova davanti a una scena come l'incontro, dopo innumerevoli anni, tra madre e figlia al ristorante (ancora un confronto generazionale questa volta con Anne Heche) non si può che dire, alla francese: "Chapeau, Shirley!"


Un film di Mark Pellington. Con Shirley MacLaine, Amanda Seyfried, AnnJewel Lee Dixon, Thomas Sadoski, Philip Baker Hall, Tom Everett Scott, Anne Heche, Joel Murray. 
Uscita giovedì 4 maggio 2017.
Share:

IL GIARDINO DEGLI ARTISTI - L'IMPRESSIONISMO AMERICANO

IL GIARDINO DEGLI ARTISTI - L'IMPRESSIONISMO AMERICANO



Quella tra arte e giardini è una storia d'amore straordinaria. In epoca moderna tutto inizia in un paesino francese, in quella Giverny che aveva ammaliato Claude Monet trasformandosi in fonte di ispirazione per decine e decine di pittori del tempo. Non è però solo l'Europa a rimanere stregata dalle ninfee. Quando nel 1886 il mercante d'arte francese Paul Durand-Ruel porta trecento dipinti impressionisti a New York, infatti, non può probabilmente immaginare quanto accadrà di lì a breve, quando moltissimi artisti americani faranno i bagagli e partiranno per un pellegrinaggio verso lo stagno più famoso di tutto il movimento impressionista. È da qui che prende il via Il giardino degli artisti di Phil Grabsky, che racconta le vicende dell'Impressionismo americano e del suo rapporto con il Garden Movement, fiorito tra 1887-1920. Entrambi i movimenti hanno risposto al rapido cambiamento sociale causato dall'industrializzazione americana. La crescente urbanizzazione stava infatti spingendo l'emergente classe media a cercare rifugio in periferia, dove nel tempo libero era possibile coltivare piccoli e grandi giardini privati. Il film si apre con la mostra The Artist's Garden: American Impressionism and the Garden Movement, 1887-1920 della Pennsylvania Academy of the Fine Arts di Philadelphia. Ci accompagna quindi nel Connecticut, ad Old Lyme, città natale dell'impressionismo USA grazie alla mecenate Miss Florence Griswold, che mise la sua dimora neoclassica a disposizione di artisti come Henry Ward Ranger (1858-1916) e Willard Metcalf (1858-1925), affascinati da spiagge, luci e paludi di questo angolo di paradiso. Si passa quindi a visitare Appledore Island, dove la poetessa Celia Thaxter, accolse artisti come Emerson, Nathaniel Hawthorne, Henry Wadsworth Longfellow, John Whittier e Sarah Orne Jewe trasformando l'isola in un luogo di incontro straordinario che avrebbe ispirato, tra l'altro, 300 opere dell'incisore, disegnatore, illustratore e pittore tra i più famosi dell'impressionismo americano: Childe Hassam (1859-1935). Del resto Celia, come moltissime altre donne americane del tempo, intese il giardino non solo come un'oasi di pace ritrovata ma anche come uno spazio politico: mentre la popolarità di giardinaggio cresceva, infatti, le donne cominciavano ad accedere a nuove professioni, a leggere gli scritti di orticoltori inglesi come Gertrude Jekyll e William Robinson, ad attivarsi per i diritti civili per diventare sempre più indipendenti. Così, se fino a pochi anni prima la Hudson River School aveva narrato i paesaggi epici di un America sconfinata e gloriosa, ora gli impressionisti offrivano una lettura più intima e riservata della natura, curando la poetica del singolo istante, gli effetti atmosferici e tonali, le sfumature delle siepi e dei gazebi ricoperti di fiori.


Regia di Phil Grabsky. 
Un film Titolo originale: The Artist's Garden: American Impressionism. 
Genere Eventi 2017, Uscita cinema martedì 9 maggio 2017 distribuito da Nexo Digital.
Share:

PERSONAL SHOPPER

PERSONAL SHOPPER



Maureen ha da poco perso il fratello Lewis per una disfunzione cardiaca congenita, da cui anche lei è affetta. Maureen è una medium e come tale cerca un contatto con l'aldilà per poter salutare definitivamente il fratello e riappacificarsi con la sua perdita. Maureen è anche una personal shopper, ovvero ha l'incarico di scegliere i vestiti ideali, con un budget stratosferico a disposizione, per una star esigente di nome Kyra. Finalmente Maureen sembra entrare in contatto con una presenza spettrale, ma non è sicura che si tratti di Lewis. Il problema, se di problema si può parlare, che affligge le persone con un'intelligenza superiore alla media è quello di non poter rinunciare a cercare una spiegazione sulle cause o sugli effetti, dove i più arresterebbero la loro indagine, accontentandosi della via più breve. La stessa sindrome che affligge Olivier Assayas, instancabile indagatore di quel che sta dietro, o sopra. Di quel che non si vede, ma che muove le cose. Assayas non si accontenta di verticalizzare l'approfondimento su un tema, deve necessariamente tracciare più connessioni intertestuali possibili tra questo e altri temi, portando la speculazione filosofica su lidi forse impensabili all'inizio del processo. Inutile dire che questo approccio, che spesso coincide con le opere dell'autore meno immediatamente fruibili e comprensibili per lo spettatore medio, non trova grande riscontro presso il pubblico e la critica più generalista. Ma è proprio qui che si trova la natura profonda del cinema di Assayas, la medesima che anima un film accettato quasi unanimemente come un capolavoro come Sils Maria. Perfetto esempio di tutte queste idiosincrasie, Personal Shopper è una profonda investigazione sulle origini della paura, sul bisogno di credere nell'aldilà, e su come relazionarsi con tutto ciò in una società crossmediale, che filtra le emozioni per poi amplificarle. In cui si attende un segno, ma in cui questo arriva via SMS e da uno sconosciuto. Il regista francese riprende temi già affrontati in Sils Maria, di cui Personal Shopper rappresenta al contempo, una prosecuzione, un gemello introverso, un fantasma. Proprio quest'ultimo diviene l'ectoplasmatico e ingannevole fenotipo dell'opera: che procede come una ghost story, ne sfrutta i cliché e i calibrati colpi di scena, per poi raccontare tutt'altro. Con un indubbiamente voluto gioco di/sulle parole, la medium interpretata da Kristen Stewart diviene fulcro di un ragionamento sui media che caratterizzano la contemporaneità. 

Una parte consistente di Personal Shopper si svolge attraverso l'utilizzo di un iPhone, sia per la visualizzazione di video su YouTube che per un dialogo via chat, che attraversa le sequenze cruciali e thrilling del film come un'inseparabile presenza. 
Come un fantasma. La materia da comprimere e da rendere coerente, molteplice e complessa, diviene opera coesa solo grazie a un linguaggio filmico straordinario e a tratti sperimentale - la sequenza precognitiva in albergo - in cui una storia di tensione alla Brian De Palma - citato esplicitamente nelle vestizioni di Maureen, nel voyeurismo implicito, nell'uso del sonoro - con un pizzico di Kubrick e di Kurosawa Kiyoshi convive con una riflessione sulla solitudine da multimedialità e sul mutamento radicale vissuto nel nostro quotidiano. Il tutto proiettato - letteralmente, viste le scene di nudo parziale e l'indagine della macchina da presa sullo straordinario corpo cinematografico della Stewart - sulla pelle di una diva che vive perennemente camminando sul filo invisibile sospeso tra pubblico, privato e sovraesposizione mediatica.



Un film di Olivier Assayas.  
Con Kristen Stewart, Lars Eidinger, Anders Danielsen Lie, Nora von Waldstätten, Sigrid Bouaziz, David Bowles, Ty Olwin, Pamela Betsy Cooper. 
Uscita giovedì 13 aprile 2017. 
Share:

CIAO AMORE VADO A COMBATTERE

CIAO AMORE VADO A COMBATTERE



Chantal Ughi, ex modella, attrice e cantante, ora combatte sul ring, trasformando la rabbia in grinta. Una donna che non deve chiedere mai, ma deve combattere sempre. Chantal Ughi, ex modella, attrice e cantante, è ora campionessa di muay thai, la boxe thailandese, un'arte a cui è approdata dopo un terribile periodo di crisi e buio. Il film di Simone Manetti, montatore e fotoreporter, segue le fasi di preparazione ai match, sotto la guida dell'allenatore Thomason, alternandole alla vita privata di Chantal, dagli amori sfortunati ai conflitti con il padre. C'è rabbia, in questa donna e in questo film, ma ci sono anche e soprattutto la grinta, il metodo e la determinazione con cui la campionessa sa trasformare questa rabbia in energia positiva. Per lottare e per vincere, sul ring e fuori.


 Un film di Simone Manetti. Con Chantal Ughi, Andrew Robert Thomson, Anissa Meksen, Benoit Mateu. 
Uscita giovedì 20 aprile 2017. 
Distribuzione I Wonder Pictures.
Share:

LASCIATI ANDARE

LASCIATI ANDARE



È cosa risaputa: un bravo psicanalista deve rimanere impermeabile alle emozioni che gli scaricano addosso i suoi pazienti. Ma nel caso di Elia, un analista ebreo, c'è il sospetto che con gli anni la lucidità sia diventata indifferenza e il distacco noia. Ieratico e severo, con un senso dell'umorismo arguto e impietoso, Elia tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna, che vive nell'appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell'Opera. Quel che si dice un'esistenza avara d'emozioni, che Elia sublima mangiando dolci di nascosto e in gran quantità, finché un giorno, a causa di un lieve malore, è costretto a mettersi a dieta e a iscriversi in palestra. Ed è così che nella sua vita irrompe Claudia, una personal trainer buffa ed eccentrica, con il culto del corpo, nessun timore reverenziale per i cervelloni fuori forma come lui e un'innata capacità di trascinare nei suoi casini chiunque le capiti a tiro.


Regia di Francesco Amato. Un film con Toni Servillo, Verónica Echegui, Carla Signoris, Luca Marinelli, Pietro Sermonti.  
Genere Commedia - Italia, 2017, durata 102 minuti. 
Uscita cinema giovedì 13 aprile 2017
Share:

Moglie e Marito

Moglie e Marito 



Sofia e Andrea, sono una bella coppia, anzi lo erano. Sposati da dieci anni, in piena crisi, pensano al divorzio. Ma a seguito di un esperimento scientifico di Andrea si ritrovano improvvisamente uno dentro il corpo dell’altra. Letteralmente. Andrea è Sofia e Sofia è Andrea. Senza alcuna scelta se non quella di vivere ognuno l’esistenza e la quotidianità dell'altro. Lei nei panni di lui, geniale neurochirurgo che porta avanti una sperimentazione sul cervello umano, lui nei panni di lei, ambiziosa conduttrice televisiva in ascesa.

SCENEGGIATURA: Giulia Steigerwalt 
FOTOGRAFIA: Michele D'Attanasio 
MONTAGGIO: Davide Vizzini 
PRODUZIONE: Warner Bros. Entertainment Italia, insieme a Matteo Rovere per Groenlandia e Roberto Sessa per Picomedia. 
DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Italia 
PAESE: Italia


DATA USCITA: 12 aprile 2017 
GENERE: Commedia 
ANNO: 2017 
REGIA: Simone Godano 
ATTORI: Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea

Share:

L'altro volto della speranza

L'altro volto della speranza




A volte, il modo migliore di trattare un problema serio è quello di utilizzare toni poco seri. O che sembrano tali. A volte, per far fronte ai colpi duri della vita, bisogna tenere la bocca chiusa e il cuore aperto: niente recriminazioni, niente polemiche, niente giudizi, ma la capacità di accettare sé stessi e gli altri. Pare facile, ma non lo è. Aki Kaurismäki è uno di quelli che lo sa fare, e bene. Che lo sa fare bene, e lo fa sembrare la cosa più naturale e lineare del mondo.
Come tutti i film del finlandese, anche The Other Side of Hope dà l'impressione di sgorgare così com'è dalla mente del suo autore, a dispetto dell'evidente costruzione, dello stile antinaturalista, dell'intreccio della trama. E possiede un calore umano e una forza politica che non solo non vengono mai ostentati, ma che anzi vengono trattati con quell'atteggiamento quasi distratto e casuale che fa sembrare il cinema del finlandese e le vita dei suoi personaggi un succedersi di eventi paradossali e surreali che però non potrebbero essere altrimenti.
La straordinaria capacità che ha Kaurismäki di raccontare con questa impassibile naturalezza l'assurdità delle cose e del mondo si sposa perfettamente con l'assurdità dei nostri tempi, con la follia delle guerre, la crisi dei rifugiati, quella economica, e la loro sconsiderata gestione da parte delle istituzioni politiche e non. E lo sguardo del regista è sempre imperturbabile: tanto di fronte alla storia di un rifugiato siriano sbarcato quasi per caso a Helsinki, al suo chiedere asilo, raccontare la sua storia, vivere una condizione di clandestino, quanto davanti a quella di un uomo che cerca di cambiar vita e lo fa vincendo una somma enorme a poker come fosse una cosa ovvia, e comprando uno squinternato ristorante. Bocca chiusa, cuore aperto: nessuno svolazzo retorico, puro racconto di un'umanità che è fatta delle stesse cose, che ha le stesse esigenze. Nell'universo cinematografico fuori dal tempo che gli è proprio, dove il presente fonde con col passato, gli anni Cinquanta con gli Ottanta, la musica (onnipresente e salvifica, rigorosamente blues e rock) col le parole o coi silenzi, Kaurismäki racconta un mondo dove le persone buone si aiutano fra di loro (magari dopo essersi presi a pugni, senza chiedere poi tanto in cambio e senza mettere manifesti, perché sono i gesti piccoli, quasi impercettibili, che contano, anche quelli di un sopracciglio: anche al cinema), ma dove le strade si possono comunque separare, e il male che ci circonda non è destinato di certo a sparire facilmente. Tutto quello che possiamo fare, dice The Other Side of Hope, è fare del nostro meglio. Anche quando i nostri sforzi si traducono i gesti assurdi e paradossali, e i risultati sono comici e demenziali, irresistibili come certe scene e certe battute ambientate in un ristorante indimenticabile che si chiama "La pinta dorata". Anche quando un nazista ci accoltella, ma c'è nostra sorella da aiutare, e quindi andiamo avanti. 


SCENEGGIATURA: Aki Kaurismäki 
FOTOGRAFIA: Timo Salminen 
MONTAGGIO: Samu Heikkilä 
PRODUZIONE: Sputnik 
DISTRIBUZIONE: Cinema PAESE: Finlandia 
DURATA: 98 Min 
 DATA USCITA: 06 aprile 2017 
GENERE: Drammatico ANNO: 2017 
REGIA: Aki Kaurismäki ATTORI: Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen, Kaija Pakarinen
Share:

Guardiani della Galassia 2

Guardiani della Galassia 2



Al ritmo di una nuova, fantastica raccolta di brani musicali (Awesome Mixtape #2), Guardiani della Galassia Vol. 2, racconta le nuove avventure dei Guardiani, stavolta alle prese con il mistero che avvolge le vere origini di Peter Quill. Scritto e diretto nuovamente da James Gunn, Guardiani della Galassia Vol. 2 vede il ritorno dei Guardiani originali, fra cui Chris Pratt nel ruolo di Peter Quill/Star-Lord, Zoe Saldana nei panni di Gamora, Dave Bautista nella parte di Drax, Michael Rooker nel ruolo di Yondu, Karen Gillan in quello di Nebula, mentre Sean Gunn torna a interpretare Kraglin. Nella versione originale del film, Vin Diesel e Bradley Cooper prestano la propria voce rispettivamente ai personaggi di Groot e Rocket. Il cast include inoltre Pom Klementieff, Elizabeth Debicki, Chris Sullivan e Kurt Russell.

SCENEGGIATURA: James Gunn 
FOTOGRAFIA: Henry Braham 
MONTAGGIO: Fred Raskin, Craig Wood 
MUSICHE: Tyler Bates 
PRODUZIONE: Marvel Studios 
DISTRIBUZIONE: Walt Disney Studios Motion Pictures 
PAESE: USA


 DATA USCITA: 25 aprile 2017 
GENERE: Azione, Fantascienza 
ANNO: 2017 REGIA: James Gunn 
ATTORI: Chris Pratt, Zoe Saldana, Dave Bautista, Michael Rooker, Kurt Russell, Vin Diesel, Karen Gillan, Bradley Cooper
Share:

LA PARRUCCHIERA

LA PARRUCCHIERA




Rosa è una madre single e un'abile parrucchiera che lavora nel salone di Patrizia e Lello. Peccato che Lello le abbia messo gli occhi addosso e, senza curarsi della legittima consorte, faccia di tutto per mettere addosso a Rosa anche le mani. Il risultato è che la giovane parrucchiera si licenzia, e Patrizia, che pure le ha voluto bene come una madre, l'accusa di essere stata lei a tentare suo marito. Per fortuna Rosa ha due amiche combattive, la cougar Micaela e la trans Carla, pronte ad affiancarla nella sua coraggiosa impresa: aprire un negozio di parrucchiera, Testa e tempesta, nel cuore dei quartieri spagnoli. Napoli infatti è coprotagonista di La parrucchiera, commedia scritta (insieme a Maria Fondacaro e Marianna Garofalo) e diretta da Stefano Incerti che sceglie come cifra stilistica la caratterizzazione "etnica", ambientando la sua storia in un mondo ipercolorato e costantemente sopra le righe. Il rischio di cadere nello stereotipo è sempre dietro l'angolo, ma Incerti riesce a mantenersi in equilibrio sul filo teatrale che separa la maschera dalla macchietta, e a prendere a prestito l'esagerazione fumettistica per creare una sorta di cartoon partenopeo. La differenza, spesso, la fanno le interpretazioni: in particolare Massimiliano Gallo, Cristina Donadio e Stefania Zambrano riescono a inserire umanità e pathos nei loro personaggi. Pina Turco nei panni di Rosa è una bellezza naturale che incarna la caratteristica precipua della storia: la dolcezza. È infatti sulla forza di quella dolcezza (o sulla dolcezza di quella forza d'animo) che si regge una commedia per altri versi esile e sempre a rischio di sconfinare nell'eccesso, ma dotata di una grazia speciale e di un genuino affetto per i suoi personaggi. Il più interessante, narrativamente parlando, è Kevin, ex bambino prodigio ed ex cantante da concorso diventato un top colorist (secondo lui) nel salone di Patrizia. Arturo Muselli rende bene il mix di fragilità e livore di un giovane uomo vittima di quel tritacarne che è il successo televisivo effimero e crudele, pur se in una dimensione a volte eccessivamente caricaturale. Una parola a parte meritano le belle musiche di Antonio Fresa e le canzoni dei Foja, forse troppo presenti ma davvero efficaci sia nell'imprimere un ritmo picaresco alla narrazione, sia nel conferire un'ulteriore colorazione "etnica" a una storia caratterizzata come intrinsecamente napoletana. Anche la regia di Incerti si colloca a metà fra il tribale e il melodico, mantenendo una dimensione pop (talvolta al confine del kitch) che rende La parrucchiera accattivante e accessibile. La riflessione "sociale" è contenuta in quella Napoli retta da un matriarcato, la cui capacità di resistenza fa leva sulla solidarietà femminile, materna e mariana.


Un film di Stefano Incerti. Con Massimiliano Gallo, Pina Turco, Cristina Donadio, Tony Tammaro, Lucianna De Falco, Stefania Zambrano, Arturo Muselli, Francesco Borragine. 
Uscita giovedì 6 aprile 2017.
Share:

THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO

THE STARTUP - ACCENDI IL TUO FUTURO




C'è un prezzo da pagare per aver raggiunto il successo: la famiglia, l'amicizia o l'amore. Cosa sceglierà Matteo? Basato su una storia vera. Qual è il sogno di ogni ragazzo (e non solo) di oggi? Inventare una app e svoltare! È quello che accade a Matteo Achilli, 18enne romano, che esasperato dall'ennesima ingiustizia subita, inventa un social network che fa incontrare in modo innovativo, domanda e offerta di lavoro. All'inizio nessuno crede al progetto e molti sono i falchi pronti ad approfittare di lui. Ad un certo punto arriva la svolta. Ed il ragazzo si ritrova così, da un giorno all'altro, al centro degli interessi del mondo che conta. Da Roma a Milano, dalla borgata del Corviale ai salotti milanesi: in breve tempo Matteo acquista popolarità e soldi. La sua faccia è sulle prime pagine dei giornali e la sua startup conta migliaia di iscritti. Ma il mondo del successo è una giungla: sei preda o predatore. C'è un prezzo da pagare: la famiglia, l'amicizia, l'amore. Cosa sceglierà Matteo? Basato su una storia vera.

Un film di Alessandro D'Alatri. Con Andrea Arcangeli, Paola Calliari, Matilde Gioli, Luca Di Giovanni, Matteo Leoni, Matteo Vignati, Guglielmo Poggi, Lidia Vitale. Uscita giovedì 6 aprile 2017. 
Distribuzione 01 Distribution.
Share:

La vendetta di un uomo tranquillo





Curro guidava l'auto della fuga e faceva il palo davanti alla gioielleria in cui i suoi compari stavano compiendo una rapina, ma qualcosa è andato storto e a pagare si è ritrovato solo lui. Fuori dal carcere lo aspetta la compagna Ana insieme al loro bambino, e non sono i soli ad attenderlo al varco. José è un uomo ricco e pacato che da qualche tempo frequenta i quartieri poveri della città. Un ricordo lo tormenta, e farà il possibile per affrontarlo nel modo che gli pare adeguato. Sono gli unici elementi narrativi che si possono offrire senza rivelare le sorprese di un thriller che ne ha parecchie (meno attento agli spolier il titolo italiano del film, che in originale si chiamava "Tarde para la ira", cioè "Tardi per la rabbia"). La vendetta di un uomo tranquillo segna l'esordio alla regia del 36enne Raúl Arévalo, attore molto noto in Spagna, che in Italia abbiamo visto in Ballata dell'odio e dell'amore e ne Gli amanti passeggeri, ma soprattutto in quel La isla minima, di cui era coprotagonista, predecessore evidente del suo debutto dietro la cinepresa: stesso rigore, stessa tensione noir, stesso sguardo rivolto al cinema americano ma anche stesso radicamento nel territorio e nella cultura spagnoli. C'è anche un altro precedente recente, La notte dei girasoli: questi tre film (e un altro pugno di titoli ancora) segnano una rinascita del genere in Spagna che può essere di esempio e ispirazione in tutta Europa, perché si attiene rigorosamente ai codici internazionali del thriller ma imbeve la narrazione di un'identità locale forte e chiara. Ne La vendetta di un uomo tranquillo è la regia a fare da padrone, impossessandosi di ogni scena senza mai abbandonare un realismo di fondo che ci fa riconoscere, ad esempio, un incidente stradale filmato dall'interno di un'automobile, e che riporta la violenza al suo vero impatto emotivo senza "tarantinizzarla" (nonostante i titoli di testa del film sembrino presi a prestito da Kill Bill). Quella di Arévalo è una regia intima, sensuale, sempre pertinente all'evoluzione della storia e dei personaggi. Una regia che spia attraverso stipiti e spiragli, o "spara" in primissimo piano i volti nudi degli interpreti, modulando la propria scelta stilistica a seconda delle necessità di ciascuna scena. L'influenza del cinema del Sudamerica (soprattutto il primo Inarritu) appare evidente, ma ricondotta alla matrice della "madrepatria" spagnola, e dunque depurata dei toni carichi e splatter del melodramma latinoamericano. Particolarmente interessante è il lavoro sul sonoro, che nei momenti di tensione ripete ossessivamente i rumori d'ambiente (uno per tutti: il punching ball colpito a ritmo sempre più frenetico in una palestra) mentre in quelli di azione esplosiva diventa ovattato, o addirittura scompare. La sceneggiatura, cofirmata da Arévalo, è ben strutturata, presenta i personaggi come pezzi di un puzzle che è lo spettatore a dover ricomporre, e ci invita a cercare i pezzi mancanti, distinguendo quelli giusti da quelli sbagliati. Perde però l'occasione di esplorare più a fondo il tema della (possibilità di) redenzione, lasciandolo solo sottotraccia. A prevalere è, dichiaratamente, quella rabbia che faceva parte del titolo originale del film, e che penetra il mood della storia. Straordinari gli attori, soprattutto Luís Callejo nei panni di Curro e Ruth Díaz, premio Orizzonti per la miglior attrice alla Mostra del Cinema di Venezia, in quelli di Ana. La vendetta di un uomo tranquillo è un thriller credibile, teso come una corda di violino, che non rinuncia alla sua identità etnica e a un'estetica autoriale, pur rispettando alla lettera i canoni del genere

 Il film è stato presentato in anteprima a settembre 2016 alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, nella sezione "Orizzonti", e al Toronto International Film Festival. 
Il 9 settembre 2016 è stato distribuito nelle sale cinematografiche spagnole. 
In Italia è stato distribuito il 30 marzo 2017.
Share:

IL PERMESSO - 48 ORE FUORI

IL PERMESSO - 48 ORE FUORI


Dal carcere di Civitavecchia escono con un permesso di 48 ore 4 detenuti: Rossana, 25 anni, arrestata in aeroporto per traffico di cocaina; il cinquantenne Luigi condannato per duplice omicidio che ha già scontato 17 anni di pena; Angelo, venticinquenne finito in prigione per una rapina compiuta con complici che non ha mai denunciato; Donato, 35 anni, condannato pur essendo innocente. Le due giornate verranno utilizzate da ognuno di loro per cercare di ritrovare e ritrovarsi nelle realtà che hanno lasciato da tempo.



  • Anno: 2017 
  • Nazione: Italia
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Durata: 91 min
  • Data uscita in Italia: giovedì 30 marzo 2017 
  • Genere: Noir 
Share:

Simply